La nascita della radioterapia, disciplina clinica che si serve delle radiazioni ionizzanti per la cura dei tumori, è stata resa possibile da tre scoperte fondamentali avvenute poco più di 100 anni fa per merito di W.C. Roentgen (1895), H. Becquerel (1896) e M. e P. Curie nel 1898.
Questi scienziati, che per le loro ricerche conseguirono il premio Nobel, scoprirono i raggi X e la radioattività naturale; sul loro sviluppo sono fondate la moderna radioterapia a fasci esterni e la brachiterapia, che utilizza le radiazioni emesse da particolari sorgenti poste "vicino" alla lesione da curare.

Occorrono 50 anni di tumultuosi progressi scientifici nel campo delle radiazioni e delle loro applicazioni mediche per arrivare alla moderna radioterapia che si serve oggi delle alte energie dei fasci di radiazioni ionizzanti, meno lesive e più efficaci.
In Canada all'inizio degli anni '50 diviene disponibile un apparecchio che sfrutta la radioattività emessa dal Cobalto 60, isotopo radioattivo con tempo di dimezzamento di circa 5 anni, che emette raggi gamma di 1.25 MeV.

Ex voto del 1955 inviato da un "paziente guarito dal cancro con Cobaltoterapia".
Santuario della Madonna del Monte di Cesena
Negli stessi anni si lavora ad una macchina che possa produrre raggi x ad alta energia senza l'uso di sostanze radioattive e nel 1953 la Brown Boveri Co. in Svizzera disegna la prima macchina acceleratrice di elettroni su un'orbita circolare, con energia di 31 MeV per uso radioterapico.
Questa macchina fu installata nella metà degli anni '50 a Zurigo, ad Oslo e negli anni 60 in Italia a Firenze, Milano e Roma.

Betatrone 31 Mev della Brown Boveri
Firenze 1960-1993
L'acceleratore lineare, dove gli elettroni vengono accelerati su traiettoria lineare, entra nell'uso clinico alla fine degli anni 60 e nella decade 1970-1980, numerose macchine definite appunto acceleratori lineari o linac sono a disposizione per uso medico nei centri più importanti degli Stati Uniti e d'Europa.
Negli ultimi 20 anni del secolo XX lo sviluppo tecnologico in campo radioterapico è stato enorme e molto rapido, potendosi avvalere anche dell'ausilio dell'informatica.
Parallelamente alla radioterapia a fasci esterni anche la brachiterapia fa grandi passi in avanti: si ricercano radioisotopi in sostituzione del radium e modalità di trattamento che offrano maggiore protezione per il paziente e l'operatore.
Nascono così tecniche, prima manuali e poi meccaniche, di inserimento da lontano delle sorgenti sia a contatto che all'interno dell'organo da curare. Prima vengono usati il Cobalto 60 nel Catetron e il Cesio 137 nel Curietron.

Sagittaire della C.G.R.
Installato alla fine degli anni '70
Appena il Cesio 137 è stato disponibile in piccole sfere, contenute in sonde, entra nella pratica clinica il Selectron, che inserisce l'isotopo sotto il controllo del computer con un inserimento pneumatico a distanza.
L'Iridio 192 ha sostituito fino dalla fine degli anni 70 il radium e molto più accurata è la protezione sia per il paziente che per l'operatore.
Il Selectron di ultima generazione si avvale di questo isotopo radioattivo. La possibilità di misurare le radiazioni ionizzanti e di conoscerne la distribuzione all'interno del corpo umano ha accompagnato lo sviluppo della radioterapia con la possibilità di ottenere grandi benefici con la guarigione dalla malattia tumorale accompagnata dalla riduzione al minimo degli effetti collaterali.
Lo studio degli effetti delle radiazioni sui tessuti animali e umani sani e tumorali ha permesso di determinare i frazionamenti della dose capace di uccidere determinati tumori con la morte delle cellule neoplastiche, senza la contemporanea morte delle cellule sane.
Nel 1995 si sono celebrati i 100 anni dell'impiego
dei raggi X in radioterapia Oggi la radioterapia con i Raggi X di alta energia e con l'ausilio delle più recenti tecnologie informatiche può eseguire trattamenti in modo:
- conformazionale: distribuzione della dose conforme al volume tridimensionale da irradiare
- con tecnica stereotassica: irradiazione di un piccolo volume cerebrale attraverso archi multipli
- intraoperatoria: dopo la rimozione del tumore da parte del chirurgo, la "zona" viene irradiata direttamente sul letto operatorio
L'uso dei protoni e della intensità modulata del fascio rappresentano alcuni aspetti della radioterapia nel prossimo futuro, insieme a nuovi isotopi per la brachiterapia, o di composti che possono entrare selettivamente nelle cellule tumorali.

Nel 1908 il Dr. Chicolot dipingeva i primi tentativi di trattamento del cancro con Raggi X.
Il trattamento del paziente neoplastico oggi è complesso e richiede una stretta integrazione delle terapie oncologiche, chirurgiche, radioterapiche e chemioterapiche al fine di conseguire i migliori risultati con il minimo danno e il massimo risparmio degli organi.
Il ruolo che la radioterapia svolge nella cura dei tumori o in alcune manifestazioni della malattia tumorale, come il dolore, coinvolge approssimativamente il 60% di tutti i pazienti ammalati di cancro. La radioterapia può essere usata in alcune forme tumorali o in alcuni stadi di esse come terapia esclusiva, cui può conseguire la guarigione, oppure può integrarsi con chirurgia e chemioterapia per conseguire lo stesso risultato. In caso di dolore , soprattutto se dovuto alla presenza del tumore diffuso allo scheletro, la radioterapia può essere ritenuta l' analgesico più efficace e dare un notevole contributo al miglioramento della qualità di vita del paziente.
Le due anime della radioterapia, quella clinica e quella tecnica, strettamente fuse, pur essendo la parte tecnologica al servizio di quella clinica, rappresentano un binomio di grande interesse nella medicina moderna per la cura del paziente affetto dal cancro.
 Distretto testa-collo ©WB Saunders - The Curtis Center - reprinted with permission |
 Distretto toracico (in giallo polmoni, in verde midollo spinale, in blu esofago) |  Immagine 3D con sezioni di TomografiaComputerizzata | |